Non esiste una persona al Mondo che sia convinta della qualità della piramide alimentare seguita negli Stati Uniti. Il regime alimentare statunitense si contraddistingue per un eccesso di grassi saturi e di cibi ricchi di colesterolo, al punto da essere da molti definito, in maniera ironica, come un popolo con piramide alimentare rovesciata. La leggerezza con cui gli americani mangiano innumerevoli hot dog e ingurgitano hamburger “a 4 ganasce”, non può che tradursi in un numero sempre crescente di malati.

La piramide americana è vuota
Piramide nuova piramide alimentare USA
La dieta consigliata in Sud America
La piramide alimentare inglese
La piramide alimentare francese
La piramide alimentare asiatica

Il sistema sanitario USA, molto differente da quello presente in Italia, è stato letteralmente messo in crisi da un esubero di “malati alimentari”, vittime di una piramide nutrizionale americana decisamente sproporzionata e lontana dai precetti della piramide alimentare italiana, tipicamente mediterranea.

La piramide degli alimenti di Homer

piramide-alimentare-homerIl protagonista della riuscitissima serie animata made in USA, incarna il simbolo di una cultura incentrata sul cibo di scarsa qualità alimentare e sull’incapacità di collegare l’azzeramento di scelte ponderate quando si è a tavola e l’aumento di disturbi cardiovascolari tra i 50 stati americani. Lo stesso accade con in un’altra serie di successo con Peter Griffield, se ci pensate bene. Non serviranno dei radical chic ultra vegani e interi megastore dedicati ai vegetariani per scrollare dal Paese, emblema del Capitalismo, l’immagine di una popolazione votata al cibo spazzatura o per dirla come direbbero nello Stato a stelle e strisce: trash food. Le ragioni del perchè negli Stati Uniti d’America lo schema alimentare settimanale sia così ricco di cibi grassi e imperversi di carne rossa, sono da ricollegarsi a diversi fattori, tutti ugualmente influenti e attinenti con i principi del “sogno americano”. Tra le ragioni principali del perchè la piramide dell’alimentazione americana sia decisamente meno valida della scala alimentare di un Paese mediterraneo, ricordiamo:

1) L’industrializzazione. La società statunitense ha inspirato il suo sviluppo sul mito industriale. Le catene di produzioni iper intensive hanno favorito la realizzazione di sistemi che permettessero al cibo di durare più a lungo, facendo venire meno il parametro della freschezza e quindi della genuinità. Allo stesso tempo, i tempi dei cicli di produzione si sono fatti sempre più rapidi, auspicando ad un consumo sempre più veloce dei beni di consumo, prodotti culinari compresi. Questa logica i capitalista ha favorito la diffusione sul mercato di massa di cibi preconfezionati, quasi del tutto privi delle caratteristiche organolettiche che avevano in natura e il consumo massificato di alimenti sintetici, poveri sul piano nutrizionale e ricchi di calorie.
2) Capitalismo pubblicitario e globalizzazione. Intrinsecamente legato al primo fattore, l’intera società americana ha veicolato quelli che erano gli ordini del Capitale, utilizzando il fascino subliminale della pubblicità persuasiva. La cultura americana delle luci ha raggiunto la sua consacrazione attraverso l’immagine di snack dal packaging luccicante e gli spot in cui bambini golosi, truccati come adulti, adulavano merendine di cioccolata, prodotte da multinazionali della cattiva alimentazione. Eppure sappiamo bene come nei confronti della piramide alimentare dei bambini bisognerebbe essere ancora più attenti. L’estasi raggiunta da quei protagonisti pubblicitari si traduceva quindi in convincimento della bontà dei prodotti, da parte di spettatori “ipnotizzati” e quindi in un’operazione in larga scala di deterioramento dei principi nutritivi. La rivoluzione americana aveva portato quindi ad una tirannia degli alimenti, favorita dal benessere economico che stavano vivendo a livello societario. L’ignoranza americana in cucina è figlia di questa cultura consumistica, prodotta nelle tv nazionali e capace di raggiungere, grazie alla potenza comunicativa del medium, il cervello della massaia di ogni remoto paesino del Texas e influenzare le decisioni di acquisto della casalinga della Louisiana quando si sarebbe trovata di fronte agli scaffali di un supermercato.
3) Velocità nel consumo. Time is money, non è solo un detto, ripetuto spesso nei film realizzati negli Stati Uniti, ma la vera essenza di un Paese iperattivo, fagocitato dall’ideale di fare soldi nel tempo più rapido possibile. Questa premessa di fondo, inculcata nella popolazione, mediante le parole degli attori di Hollywood, è parte integrante degli stessi colori della bandiera americana e ragione di vita per la stragrande maggioranza di chi vive in quella terra scoperta nel 1492 dal genovese Cristoforo Colombo. Cicli di produzione più rapidi e cicli di vita più veloci anche per gli uomini, non potevano che condizionare negativamente anche il rapporto degli statunitensi con quello che mangiano. Il solo sport che sembrano conoscere i cittadini USA è quello della ginnastica alimentare americana. Lo sanno bene gli stomaci di chi vive nella nazione che investe più denaro nelle spese militari, costretti a degli sforzi extra per sopportare le fatiche da cheese burger o le maratone di gas a suon di coca cola da 2 litri e maxi confezioni di red bull. Le stesse persone, nate sotto l’influenza culturale del dollaro americano, più che dall’università e dal teatro, sono state educate dai fast food ed hanno per tantissimi anni scandito le loro giornate con le colazioni a base di Kellogg’s e le pause lavoro da Mc Donald’s. Il consumo di cibo pronto e la frequenza di luoghi caotici e poco attenti alle indicazioni della piramide alimentare umana, come le catene dei fast food, ha portato ad un impoverimento culturale di un’intera società. I colori dei cibi e le americanate come le gare di cibo, dette “eating contest” hanno portato un’ombra pericolosa sul nesso che unisce quello che mangiamo e la nostra salute, con conseguenze dirette sull’incidenza di ictus e trombosi in USA.

La nuova piramide alimentare americana

E’ stata redatta nel 2004, con l’intenzione di porre un freno all’aumento dei malati cardiaci, nella nazione con l’economia più forte, minacciata ultimamente dal colosso cinese. Queste indicazioni sui cibi che sarebbe giusto introdurre nella nostra dieta quotidiana hanno creato da subito qualche polemica, facendo scalpore tra i nutrizionisti più tradizionali. Uno dei segni più evidenti della rottura avvenuta tra le 2 piramidi alimentari nate in America è dato dal ruolo dei carboidrati. Dagli inizi del 2000, nella piramide dei cibi più recente non vi è stata fatta più alcuna distinzione netta tra gli alimenti che contenevano carboidrati semplici, considerati migliori, e quelli complessi, ritenuti più dannosi e meno assimilabili dall’organismo umano. Quella che potremmo definire, senza troppi giri di parole, come la nuova dieta alimentare sembra dare una nuova “luce” ai grassi, riscattando quelli che provengono dai vegetali. Secondo questo nuovo regime dietetico,  l’olio d’oliva, compreso quello di colza, assai diffuso nella “società delle luci”, potrebbe far parte dei nostri pasti senza timori, anche ogni giorno. Notiamo quindi una differenza notevole con la precedente rappresentazione grafica della vecchia piramide alimentare americana, giustificata con la presenza di numerosi studi, svolti nella prestigiosa università USA di Harvard, in cui si evidenziava una drastica riduzione dei pazienti con un sistema cardiovascolare malato, ogni qual volta si favorivano regimi dietetici che prediligevano polinsaturi a diete caratterizzate da un più basso volume di acidi grassi di questo tipo.

Dietro front
Con buona pace di noi italiani, che negli anni abbiamo conquistato il Mondo a suon di “maccheroni & spaghetti”, in questa piramide americana rivoluzionaria, notiamo che pasta e i carboidrati del pane, siano stati relegati alla parte alta del disegno, a conferma di un ruolo meno importante. Gli esperti, attraverso questa nuova piramide nutrizionale americana, ammonivano per la prima volta, a mangiare pasta e prodotti legati alla panificazione, soprattutto se lievitati, ogni giorno. Si tratta della più grande rivoluzione avvenuta negli Stati Uniti, dopo le guerre di secessione e quella industriale, avvenuta nella prima metà del XIX secolo. Anche per quel che concerne l’assunzione delle vitamine in pasticche, utili per integrare qualche carenza alimentare, emersa a causa delle abitudini lavorative e domestiche degli americani, si nota qualche grande cambiamento. Quello che un tempo veniva visto in maniera assolutamente negativa, perchè ritenuto un surrogato delle vitamine che possiamo ritrovare naturalmente nella frutta e nelle verdure, oggi, interpretando il disegno della piramide americana nuova e la leggenda ad esso integrato, appare tollerabile o persino utile. Il ragionamento che giustifica questa scelta parte dalla consapevolezza che, se proprio gli americani sono disabituati dal mangiare verdure e frutta fresca, allora è sempre meglio che assumano integratori vitaminici creati in laboratorio.
Anche se con le successive piramidi alimentari create in Usa, relative al 2010 e al 2016 hanno mostrato altre piccole novità, di sicuro nessuna è stata così importante come quella nata nel 2014, grazie allo studio di Walter Willett e Meir Stampfer.

Piramide alimentare vuota

piramide-alimentare-americanaLa carenza di pietanze valide sotto il piano della salute, amplificata dalla mancanza di informazioni alimentari adeguate, ha fatto emergere negli anni il problema di una piramide alimentare americana giornaliera sbilanciata. Per dare un’idea di quelle che sono le cause di una piramide nutrizionale svuotata dei suoi elementi essenziali, basterà ricordare quelli che sono i cibi più mangiati negli Stati Uniti d’America e apportare un raffronto su quelle che sono le altre piramidi alimentari in Europa e nel resto del Mondo, inclusa l’Asia. A rendere vuota la dieta degli americani ci pensano gli stessi cittadini nati sotto la bandiera a 50 stelle, quando preferiscono bandire una tavola con:

  • hamburger, il cibo americano in assoluto più consumato d’America;
  • patatine fritte, tipico accompagnamento del panino made in USA;
  • coca cola, al 4° posto tra le preferenze degli americani;
  • snack salati, tipiche merendine super caloriche, consumate tra i pasti, in maniera a volte compulsiva;
  • succo di frutta, di gran lunga preferito alla frutta di stagione;
  • corn flakes, primi responsabili di un eccessivo accumulo di zuccheri, durante la colazione.


Piramide alimentare latino americana

Anche se la dieta predominante nei territori sudamericani risulta evidentemente diversa da quella che domina le cucine degli States, cercheremo di dare qualche indicazione su quello che i “latinos” sono soliti mangiare. Si tratta di ricette prevalentemente a base di mais e frumento, a cui si aggiungono combinazioni molto “etniche” in cui dominano anche frutti esotici come mango e papaya. Alcuni istituti di ricerca, vista la grande presenza multiculturale negli Stati Uniti d’America, sollecitati dall’associazione Oldways, ha trovato utile esplicitare i punti fermi di altre piramidi alimentari, a seconda della razza di appartenenza. Nel caso specifico della piramide alimentare sudamericana troviamo alla base proprio la frutta, come cocco e mango, accompagnata sullo stesso piano da vegetali di ogni sorta. Su di un gradino appena più in alto troviamo invece i cereali di origine integrale, come quinoa (molto apprezzato da Cileni e Peruviani) e legumi (prevalentemente Fabacee). Su di un piano della piramide ancora superiore vi sono invece le spezie come coriandolo e cannella, anche se il consumo di pimienta in Messico e altri territori dell’America Centrare, lascerebbe pensare che ci sia spazio anche per questa pianta delle Solanaceae, nella stessa posizione. Per una dieta alimentare latina equilibrata si dovrebbe mangiare prodotti ittici 3 volte a settimana e limitare al massimo il consumo di carni grasse come quella proveniente dai maiali. A metà strada tra il pesce e la carne, per quel che riguarda la frequenza di consumo, si posizionano i derivati del latte e le bevande alcoliche come la “cerveza”, di cui non si dovrebbe mai esagerare.

I cibi preferiti dai sudamericani

Il quarto continente al Mondo per estensione non ha nulla da invidiare alla “vecchia Europa” per quel che concerne le specialità culinarie. Eppure esistono dei piatti tradizionalmente più diffusi che fanno leccare più i baffi degli amici sud americani. Tra questi ricordiamo:

  • la feijoada, tipica nel Paese carioca, storicamente accompagnata con riso;
  • il churrasco, un alimento non proprio salutare, che occupa il vertice della piramide alimentare  latino americana;
  • il sancocho, ovvero un minestrone venezuelano a base di verdura, in cui si inserisce pesce o carne, a seconda della vicinanza o meno dal mare.
  • L’asado, la tipica carne argentina condita con la salsina chimichurri, una vera delizia per il palato, ma una reale pericolo per chi soffre di intestino irritabile;
  • Il charquekán, ricetta a base di carne di lama, molto diffusa in Cile, abbastanza digeribile, rispetto tante altre specialità in cui si utilizzano carni più grasse.

Alla base troviamo gli alimenti di ogni pasto: verdure, frutta (avocado, cocco e mango, tipiche di queste zone), cereali integrali come riso, mais e quinoa, legumi (fagioli e lenticchie) e infine erbe e spezie come coriandolo, prezzemolo, cannella e peperoncino. A seguire pesce e frutti di mare per almeno due volte a settimana, mentre tra i cibi da consumare moderatamente  troviamo pollo, uova, formaggio, yogurt, e tra le bevande vino e birra. In cima alla lista la carne di manzo o maiale.

Piramide alimentare inglese

Gli amici britannici la chiamerebbero “food pyramid” e la rappresenterebbero con molta precisione e concezione di causa, ovvero secondo i tratti tipici di questo tipo di cultura. La piramide alimentare in Inghilterra, dovrebbe ancora una volta rispettare quella che è la tradizione enogastronomica del paese e suggerire di conseguenza i “dishes” che possono garantire maggiore benessere ai figli della Regina Elisabetta. Anche se siamo soliti pensare al popolo inglese come a degli eterni consumatori di the, analizzando a fondo quelli che sono i loro tipici pranzi o le abitudini a cena, potremmo avere qualche sorpresa. Un inglese a tavola è un’interessante ricerca da realizzare perchè permetterebbe di sfatare tanti miti culinari che li vedrebbero protagonisti di bizzarre combinazioni di sapori, per noi italiani a dir poco impensabili. Anche se noi continueremo a vantarci per il grana padana DOP e il pesce fresco, i ristoranti inglesi non sono tutti l’aberrazione concreta di ogni principio alimentare sensato. Delle ricette come lo scottish salmon e il formaggio stilton sono 2 vere leccornie che, qualunque italiano, un po’ meno patriottico riuscirebbe ad apprezzare. Tra i cibi preferiti dai cittadini della Gran Bretagna dobbiamo però ricordare:

  • Uova e pancetta, non certo un piatto leggero, in cui i grassi saturi del bacon, se riproposti ogni giorno a colazione, durante il classico “breakfast”, si faranno certamente “notare”, una volta raggiunti i 50 anni di età.
  • Arrosto con patate bollite, classica portata da ordinare al ristorante, in grado, nel lungo periodo, di peggiorare i livelli di colesterolo presenti nel sangue.
  • Fish and chips. Un vero must

Come possiamo notare da quello che gli mangiano più spesso a tavola, gli inglesi si rivelano degli americani eropeizzati e pur mantenendo delle loro specificità, sotto il profilo delle ricette più antiche. Di conseguenza come la piramide nutrizionale americana anche la piramide dei cibi più amati in Inghilterra presenta degli aspetti negativi piuttosto evidenti.

Piramide alimentare francese e cibi preferiti a Parigi

La ristorazione in Francia non è soltanto un menù ricco di formaggi puzzolenti e grassi come Roquefort e Brie. Non è certo un caso se la nuvelle coucine sia nata proprio in questa terra, in cui tra una rivoluzione e una partita a rugby c’è pure del tempo per mangiare bene e sentirsi sani. Si tratta di una delle cucine più rinomate al Mondo, assieme a quella del Belpaese, ma non è detto che dia seguito ad una piramide alimentare più giusta, sotto il piano nutrizionale. Quando si ordina in una sala ristorante francese sarà possibile assaggiare, di solito queste soluzioni gastronomiche:

  • baguette, prodotto di panificazione famoso in tutto il mondo. L’immagine del parigino che prende la metro Torre Eiffel con lo sfilatino francese sotto l’ascella, senza neanche la protezione di un tovagliolo di carta, è molto più che un luogo comune. Il pane, come tutti i carboidrati, stando alle indicazioni nutritive del ministro della salute francese, ideatore della corrispettiva piramide degli alimenti più diffusi in Francia, non dovrebbe essere consumato ogni giorno. E’ per questo che la baguette non si trova alla base estrema del triangolo alimentare.
  • Le zuppe. Le più famose sono quelle a base di cipolla e di ortaggi di stagioni. Perfette per riscaldare lo stomaco d’inverno e assecondare la nostra voglia di benessere quotidiano. I suoi ingredienti, ovvero le verdure fresche, possono essere alternate e quindi mangiate praticamente durante ogni giornata della settimana.
  • Les escargots, o per chi non conosce la lingua francese: lumache con burro e prezzemolo. Sulla qualità alimentare del piatto, tipicamente parigino, non ci esprimiamo, lasciando a voi giudicare gli ingredienti e quindi immaginare quale posizione dovrebbero occupare nella scala nutrizionale francese.

La piramide alimentare asiatica e cinese

Non potevamo ultimare questa rassegna tra le piramidi mondiali analizzando che cosa mangiano gli asiatici e in particolar modo i cinesi, che rappresentano ormai un sesto della popolazione mondiale. Formulata all’inizio degli anni’90 serviva per studiare le abitudini gastronomiche di un popolo in costante crescita, nonostante il divieto governativo di avere più di un figlio, in vigore dal 1979 e sino al 1 Gennaio del 2016.  Anche se la base piramidale è occupata da riso e in linea di massima riscontriamo una tendenza a mantenere i preparati piuttosto leggeri, è molto difficile dire se la dieta asiatica sia migliore di quella mediterranea. In effetti, stando ai suggerimenti illustrati attraverso questa rappresentazione grafica delle abitudini alimentari considerate più sane, che dovrebbero caratterizzare le culture orientali, non troviamo sostanziali differenze. Il consumo di pasta viene infatti sostituito con prodotti a base di farina impastata (pensiamo ai noodles giapponesi), mentre il pesce, latte e formaggi si consiglia di mangiarli ogni giorno, a differenza delle carni come pollo che invece bisognerà mangiare non più di 2 volte nella settimana. Proprio come per la dieta mediterranea, anche per la piramide alimentare della Cina, il manzo e la carne bovina andranno preparati massimo 3 volte nel mese. Quello che appare, in tutta evidenza, è che, nonostante una sostanziale differenza tra gli ingredienti principali utilizzati in queste due distanti aree del Mondo, vi è una certa corrispondenza tra quello che gli asiatici reputano faccia bene e quelle che sono le indicazioni della piramide della salute del mediterraneo. Si spera che l’occidentalizzazione di tantissime zone della Cina, nonostante le barriere culturali imposte dal regime comunista di Xi Jinping, non scombussili a tal punto i costumi alimentari di questa grande nazione, al punto da spingere gli amici di Pechino verso il cibo dei fast food americani.

La base della piramide è costituita da riso, prodotti a base di farina impastata (simili alla nostra pasta)
Pesce e derivati del latte sono indicati opzionali giornalmente. Dolci, uova e pollame sono indicati con un consumo settimanale, mentre la carne con un consumo mensile.
Le bevande previste sono acqua e tè, mentre per le bevande alcoliche si consiglia la “moderazione”.