Agricoltura biologica

Attualmente molto diffusa, l’agricoltura biologica sta acquisendo un ruolo fondamentale nelle scelte dei consumatori, influenzando di di conseguenza anche il mercato economico che rotea attorno alle scelte alimentari.
Cos’è l’agricoltura biologica e perché sta spopolando nel mercato alimentare?

Per agricoltura biologica si intendono “tutti quei sistemi agricoli che promuovono la produzione di alimenti e fibre senza l’utilizzo di fertilizzanti chimici e artificiali, nel massimo rispetto della natura stessa delle piante e degli animali”.

Bisogna ricordare che quando si parla di agricoltura biologica si sottende anche alla zootecnica, ovvero all’allevamento di animali nel rispetto della loro vita, dell’ambiente in cui vivono e del consumatore che consumerà tali prodotti a tavola.
In sintesi l’agricoltura biologica nasce per recuperare le antiche tradizioni, ma anche per ridurre l’uso di sostanze chimiche che fanno male sia all’ambiente che all’uomo stesso, inteso come consumatore finale.

polli ruspanti in agricoltura biologica

Storia dell’agricoltura biologica

Inizialmente diffusa in Germania, Austria, Svizzera , Olanda e solo alla metà del XX secolo in Italia, l’ agricoltura biologica nasce come risposta ai problemi derivanti dall’uso di fertilizzanti, diserbanti, pesticidi, che avevano portano allo sviluppo dell’agricoltura stessa. Serviva un momento di pausa, in cui finalmente riflettere sulle conseguenze che può avere l’utilizzo di questi prodotti nel corso del tempo, attuando quindi un pensiero critico nei confronti della produzione capitalista, secondo cui il profitto economico dovrebbe venire sempre prima di tutto.
Ma quali sono stati i fattori che hanno portato allo sviluppo del biologico? Sicuramente la scoperta di alcune malattie che hanno colpito gli animali  fatti crescere negli allevamenti intensivi, ma anche alcune scelte più radicali fatte dai consumatori moderni.
Volendo sintetizzare questo concetto, citeremo due esempi molto precisi:

  1. La scoperta della bovin Spongiform Encelophatitis, ovvero della diossina nei polli, l’afta epizootica;
  2. Una maggiore attenzione da parte di alcuni ceti sociali alla natura e alla salute alimentare.

In poche parole, i sostenitori del biologico, coltivano e allevano utilizzando solo sostanze naturali e disponibili in natura. Secondo questa filosofia, le risorse del suolo, dell’acqua e dell’aria vengono immesse all’interno di un sistema che deve durare nel tempo e non esaurirsi in un unico utilizzo. I terreni da coltivazione non vengono sfruttati in maniera intensiva e gli animali allevati sono liberi di pascolare e si alimentano sono con mangimi naturali, dimostrando come ad una migliore qualità di vita del bestiame corrispondesse una qualità migliore delle loro carni.
Tutto questo dovrebbe garantire al consumatore finale un prodotto controllato, genuino e naturalmente sano.

Cosa significa coltivare bio

Essendo l’agricoltura biologica prima di conservanti e fertilizzanti artificiali, essa deve provvedere in via preventiva alle eventuali malattie delle colture. Questo almeno in teoria. Ma come addade di concreto?

  1. Rotazione del terreno; la stessa pianta non viene mai coltivata sullo stesso terreno, ma in terreni diversi, così da evitare che il parassita si possa ambientare e resistere nel tempo, ammalando di conseguenza la piantina;
  2. Recinsione con alberi: in questo modo si tengono lontani i predatori;
  3. Consaciazione: ovvero si coltivano vicine quelle piante dove i parassiti dell’una vanno in contrasto con i parassiti dell’altra;
  4. Fertilizzanti naturali: le piante vengono concimate con il letame;
  5. Difesa delle colture con sostanze naturali, vegetali o animali e comunque vengono usate solo quelle sostanze previste dal regolamento europeo in materia di agricoltura biologica.

I prodotti bio più coltivati

Attualmente l’agricoltura biologica in Italia conta circa 1,8 milioni di ettari coltivati; numeri importanti che ci fanno capire quanto il nostro paese sta diventando attendo alla salvaguardia dell’ambiente e al benessere.
Quali sono i prodotti maggiormente coltivati e venduti? Fra i primi posti, troviamo:

  • limoni,
  • frutta secca,
  • banane,
  • mele,
  • carote,
  • aglio,
  • patate,
  • cipolle,
  • zucchine.

Negli ultimi tempi anche zenzero e curcuma.

Le normative dell’agricoltura biologica

Per chi ancora non lo sapesse l’agricoltura biologica ha una base normativa ben precisa, frutto di accordi e di studi del settore. Esiste infatti un primo regolamento – CEE 2092/91 –  sostituito successivamente dai Reg. CE 834/07 e 889/08 e a livello nazionale con il D.M. 18354/09. Come si può intuire, esiste un organo di controllo che garantisce e tutela i consumatori che scelgono di acquistare i prodotti bio, a vantaggio della loro tutel.
Ogni regione ha un organismo di controllo autorizzato ad effettuare delle ispezioni sui terreni controllando sia i documenti catastali che la struttura aziendale. Ogni terreno, prima di essere idoneo per la coltivazione biologica deve essere immesso in un regime di conversione di almeno due anni dall’ultima coltivazione con prodotti chimici, e solo dopo questa conversione, le viene dato il permesso e quindi un’etichetta che riconosca la possibilità di vendere prodotti bio.

Il Biologico è una moda?

Di certo, consumare biologico sta diventando anche un po’ una moda. Non si tratta solo di pensare al benessere della propria salute, ma sempre più un trend da seguire, che sta spopolando nelle città, in cui vi è una maggiore alfabetizzazione e quindi attenzione verso le diete genuine e il cibo a chilometro zero. Infatti sono tantissimi i locali che offrono una cucina biologica, dal semplice bio-caffè ecosostenibile, fino a veri e propri pranzi, in catene francising votate all’industria biologica.
Il biologico è anche un grande business che apporta numerose entrate economiche; a tale proposito esistono da alcuni anni, dei corsi appositamente studiati per dare maggiori conoscenze a chi decide di coltivare biologico in Italia, dando così la possibilità a tanti giovani di avvicinarsi al mondo dell’agricoltura, ma con un taglio diverso, usufrueno anche di numerosi incentivi a livello statale.

Il bio conviene.

Numerosi sono anche i focus in cui si parla appunto di nuovi metodi di coltivazione bio, ma dove si incentivano non solo le aziende a produrre alimenti di qualità, ma anche le persone a mangiare biologico, sottolineando come si tratti di una scelta d’amore nei confronti dell’ambiente e non solo in funzione del benessere personale, ma di quello delle generazioni future.

Dove si possono comprare i prodotti biologici?

Attualmente non esiste supermercato( Auchan, Famila, Lidl, Carrefour….) che non abbia l’angolo dei prodotti a coltivazione biologica, oltre ai tanti negozietti bio che stanno nascendo nelle nostre città.
Una delle catene più famose per la vendita di prodotti biologici è la B’io, con i suoi 260 negozi sparsi su tutto il territorio nazionale, dalla Sicilia alla Valle D’Aosta; qui troverete non solo prodotti alimentari, ma anche il no food, ovviamente tutto biologico.
Altro marchio molto presente nelle nostre città è la catena NaturaSì, con 56 punti vendita in Italia e 4 in Spagna, mentre un po’ diversa dalle altre è la catena Ki Group, in quanto non si tratta di una serie di negozi ma di una vera e propria distribuzione di oltre 2000 prodotti biologici, che vanno dal cibo, ai prodotti farmaceutici.
Non avete voglia di uscire di casa? Niente paura, potete tranquillamente fare la spesa nei negozi biologici online, fra cui Solmeo e Qui Bio o meglio ancora, di iscrivervi ad un gruppo di acquisto solidale.
Se invece vorrete uscire con gli amici, state certi che cercando sul web troverete ottimi ristoranti che promuovono una coltura biologica, offrendo pasti sani e freschi, nonchè certificati bio.

campo di insalate bio

G.A.S

Prima di concludere l’articolo ci terremmo a parlarvi dei G.A.S. Sapete cosa sono?  Si tratta dell’acronimo di Gruppi di acquisto solidali nati nelle città, come risposta ecologica per comprare cibo a km zero, e garantire migliori condizioni economiche ai contadini più “illuminati”, ovvero a chi realizza autoproduzione e preferisce produrre meno prodotti, ma di maggiore qualità, perchè rigorosamente biologici.
Ma qual è il vero beneficio di questo progetto?

1. Si supera la filiera e quindi si ottiene un risparmio che va dal 15% al 30%;
2. Si pattuisce con il produttore il prezzo giusto, garantendo al consumatore la qualità del prodotto e al fornitore il giusto guadagno;
3. Acquistando da piccoli produttori locali, si evita il trasporto che incide non solo sul costo finale ma anche sull’impatto ambientale.
Insomma un bel modo per mangiare biologico, nel rispetto della natura, del benessere e del lavoro di chi con fatica, produce frutta e verdura.

Tecnico bio, cosa fa?

Ormai è chiaro che l’agricoltura biologica apporta numerosi vantaggi, sia alla salute (si evitano l’uso di pesticidi) che all’ambiente in cui viviamo, oltre al fatto che ci sono diversi benefici e guadagni economici per chi decide di investire in questo settore dell’agricoltura.

Perchè allora non fare dell’utile, oltre al dilettevole?

Avete mai pensato alle nuove posizioni lavorative che si possono aprire in questo ambito? Ena figura emergente è ad esempio quella del tecnico dell’agricoltura biologica, che si tratta di una nuova professione che potrà trovare impiego sia nel settore pubblico che privato.
Quali funzioni svolge questo tecnico agricolo?
Si occupa di affiancare l’agricoltore per portarlo a conoscenza della potenzialità del suo campo e delle tecniche migliori per coltivare bio. Ovviamente deve sostenere dei corsi e aggiornarsi sulle nuove conoscenze in materia. Il suo ruolo è di fondamentale importanza nell’agricoltura biologica e se siete in cerca di un potenziale lavoro del futuro o un parente o conoscente a cui consigliare cosa fare, non sottovalutate questa possibilità.

Il biologico nelle scuole

Anche nel mondo dell’infanzia, si parla sempre più spesso di biologico. I bambini sono affascinati da questa recupero delle materie e soprattutto dall’idea di vedere galline razzolare liberamente nelle aie. Non è un caso che le visite alle masserie didattiche siano sempre più presenti nei programmi delle scuole primarie e secondarie. Le scuole appaiono sempre più sensibili ai bisogni del pianeta e della vita sana, tanto da preferire merende salutari (frutta e verdura) piuttosto che snack ipercalorici. Questo è un grande bene, perchè lascia grandi speranze per il futuro ed è il parte merito delle campagne di sensibilizzazione attuate delle scuole (sempre presenti in ambito del benessere a tavola) e promosse dai media, grazie alla scelta di mense bio, fatta da numerosissimi istituti scolastici italiani.

Anche se inizialmente con un po’ di fatica, oggi possiamo dire che il cibo bio sta acquisendo un ruolo decisivo nel modo di alimentarsi dei bambini, sempre più attenti a ciò che mangiano, all’ambiente, alle attività fisiche. Infatti nelle scuole, arriva sempre più spesso frutta e verdura a Km zero, pochi zuccheri raffinati, pasta e riso integrali, yogurt e formaggi prodotti direttamente dalle cascine locali.
Il tempo delle kinder ferrero a colazione è forse finito, con sommo rammarico dell’allegra famiglia del mulino bianco, ma grande euforia da parte dei nostri intestini.
Nonostante i costi maggiori(il biologico costa circa il 50% in più rispetto al non biologico), sono tantissime le tonnellate di cibo biologico che vengono acquistate dalle scuole, per lo più nel Nord Italia, con l’Emilia Romagna in testa di questa speciale classifica delle scuole bio più virtuose.
Purtroppo non ci troviamo ancora in un pianeta perfetto e allentare la guardia non serve. Sino a quando l’uomo persevererà in accordi scellerati come il CETA, non ci potremo mai considerare davvero degli esseri evoluti, ma soltanto degli esseri distruttori e senza scrupoli.

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